Suicidio Andrea Prospero, chat e messaggi di istigazione: Ce la puoi fare, vai, ammazzati

di Pierluigi Perretta
9 Minuti di lettura
Andrea Prospero

Il 19 enne di Lanciano Andrea Prospero, studente universitario di informatica a Perugia trovato privo di vita in una stanza presa in affitto nel centro storico del capoluogo umbro, in via del Prospetto, il 29 gennaio scorso, sarebbe stato incoraggiato a suicidarsi. La scomparsa del giovane era stata denunciata il 24 gennaio dalla sorella, anche lei iscritta all’Università di Perugia. Il giovane, studente fuori sede al primo anno di Informatica, aveva fatto perdere traccia di sé a breve distanza temporale dalla sua uscita da un ostello dove alloggiava, avvenuta intorno alle 10 e mezza della mattina dello stesso giorno. All’interno del monolocale dove è stato trovato il corpo, durante il sopralluogo dei poliziotti e degli agenti della Polizia Scientifica, sono stati trovati alcuni blister, anche vuoti, di oppiacei, un pc portatile, 5 telefoni cellulari e 46 sim-card. Il suicidio risalirebbe a cinque giorni prima del ritrovamento del corpo e secondo i risultati delle analisi tossicologiche sarebbe morto per un mix di farmaci, benzodiazepine e ossicodone, ingeriti in massicce quantità, il 24. La svolta nelle indagini coordinate dalla procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone, è arrivata dall’esame delle chat su Telegram svolto dalla Polizia postale. Un 18enne della provincia di Roma è, così, finito agli arresti domiciliari con l’accusa è di istigazione o aiuto al suicidio. “Si è trattato di un’indagine molto complessa – ha spiegato il procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone in conferenza stampa in questura – Grazie alla sinergia di tutte le forze in campo è stato possibile ricostruire i rapporti ‘virtuali’ che il giovane intratteneva con il diciottenne arrestato oggi. Da una chat in particolare è emerso che davanti a un momento di titubanza nel compiere il gesto estremo il diciottenne lo aveva invece incoraggiato consigliandogli di assumere i farmaci con il vino”. Il diciottenne ai domiciliari è anche lui uno studente, incensurato, a cui  sono stati sequestrati tre cellulari che saranno analizzati. Dalle indagini è emerso che la vittima, molto attenta alla propria privacy, sia nella vita reale che in rete, aveva rapporti con vari interlocutori e soprattutto ne aveva stretto uno maggiormente confidenziale al quale aveva confidato i suoi problemi, le sue ansie e insofferenze rispetto alla vita universitaria e il pensiero di togliersi la vita. L’esame approfondito dei contatti con questo interlocutore, che utilizzava più di un nick name, ha consentito di accertare che il diciannovenne aveva chiesto al suo amico virtuale consigli in merito alla scelta del mezzo più idoneo, più indolore per compiere il gesto estremo, venendo più volte incitato dall’indagato a farlo. Le chat estrapolate dalla polizia, particolarmente esplicite nella loro drammaticità, hanno fornito elementi sul fatto che possa essere stato proprio il suo interlocutore virtuale a confortare la scelta del 19enne di compiere il gesto mediante l’ingestione di farmaci, incoraggiandolo e rassicurandolo anche sul fatto che utilizzando gli oppiacei non avrebbe sentito nessun dolore, ma piacere. A quel punto, la vittima, dopo essersi informata con alcuni contatti Telegram sulle modalità di acquisto e spedizione, era riuscita ad acquistare il farmaco da un altro utente della chat, facendosi spedire il tutto in un locker inpost.

L’ordinanza di custodia cautelare del gip di Perugia Margherita Amodeo ricostruisce il dialogo tra i due giovani. Prospero invia in chat le foto delle pasticche del farmaco a base di benzodiazepine e ossicodone. “Mangia tutte le pasticche, se vuoi ammazzarti ammazzati e zitto” lo esorta il 18enne. E aggiunge: “Beviti una bottiglia di vino, così muori”. “Ce la puoi fare, vai, ammazzati”. I due erano in contatto in chat da circa due anni e Prospero gli aveva confidato varie volte “particolari della sua vita e il suo disagio esistenziale” si legge nell’ordinanza. Il 19enne lo scorso gennaio aveva iniziato a preparare il suo suicidio cercando e chiedendo informazioni su ChatGpt in particolare sulla quantità necessaria di medicinali necessari per morire. L’idea di farla finita era già nelle mente di Prospero dallo scorso settembre. In un dialogo su Telegram, il 19enne, ora ai domiciliari, gli suggerisce di andare allo studentato e portarsi “una corda e uno sgabello“. “Io stavo pensando a una Glock” gli risponde Prospero. “E dove la compri?” replica il 19enne. Prospero in particolare cercava un modo per suicidarsi ma senza soffrire, manifestando di non aver il coraggio di compiere il gesto. E in questo dialogo il 19enne lo ‘rassicura’ sugli effetti dei medicinali oppiacei. “Il contrario, l’effetto dell’oxy è il piacere” gli dice, e con questo incoraggiamento gli fa superare la paura, inducendolo a ingerire i farmaci e a togliersi la vita. Il 24 gennaio, mentre i due sono in chat e Prospero ha ingerito i medicinali, entra nella conversazione un terzo utente. “Stai parlando con un morto”, così si sarebbe rivolto il 18enne al terzo utente. L’interlocutore dello studente, avuta notizia che i farmaci erano stati assunti, invece di chiamare i soccorsi, si era preoccupato soltanto dei possibili rischi di poter essere identificato, a seguito del ritrovamento del cellulare. Il 18enne “non ha avuto remore nel rafforzare-agevolare il proposito di suicidio di Prospero, parlandogli a volte con durezza, ma anche in modo da indurre in lui il convincimento di portare a termine il proposito di togliersi la vita“, scrive il gip motivando le esigenze cautelari e accogliendo la richiesta della procura degli arresti domiciliari. Dopo l’arresto, il 18enne si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip di Perugia. L’arresto del 18enne rappresenta per gli inquirenti un primo tassello dell’indagine. “La vicenda è il primo tassello delle indagini che devono continuare per comprendere tutte le altre questioni, come la presenza di così tante Sim, di più cellulari, e soprattutto – ha sottolineato Cantone – perché ci fosse l’utilizzo di questo appartamento da parte di un ragazzo che non sembrava averne ragione”. “Però – ha aggiunto – credo sia fondamentale aver individuato la causale della morte e le possibili e probabili responsabilità”. C’è un altro indagato, inoltre, per cessione farmaci. “Stamattina è stata fatta la perquisizione in Campania nei confronti di un giovane che riteniamo essere colui che abbia venduto il medicinale di tipo oppiaceo – ha spiegato ancora Cantone – e non risponde dello stesso reato del diciottenne perché lui non era in grado di conoscere la ragione per cui Prospero l’abbia utilizzata”. “La tragedia di Andrea, la sua tragica sorte, sia un monito per tanti ragazzi che nel web trovano un abisso estremamente pericoloso”, ha detto l’avvocato Francesco Mangano, legale della famiglia Prospero. “Il vuoto che ha lasciato Andrea è incolmabile. Noi confidiamo nella giustizia, ringraziamo gli inquirenti, gli avvocati e tutte le persone che ci hanno aiutato a far venire fuori la verità e che ci aiuteranno”, ha sottolineato la sorella di Prospero dopo la conferenza stampa in questura.

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